Università, quali sono le facoltà più abbandonate in Italia? 1

Università, quali sono le facoltà più abbandonate in Italia?

Il sistema universitario italiano vive una fase critica caratterizzata da un preoccupante calo delle immatricolazioni e da elevati tassi di abbandono, dopo un periodo in cui il numero di iscritti sembrava crescere in maniera soddisfacente. Gli ultimi dati del Ministero dell’Università e della Ricerca rivelano una contrazione del 3,3% delle nuove immatricolazioni nel 2026: mancano all’appello più di undicimila matricole, con 327.468 nuovi iscritti contro i 338.893 del 2025. Questo fenomeno preoccupa un Paese al penultimo posto in Europa, dopo la Romania, per numero di laureati totali.

Le facoltà con il tasso di abbandono più elevato

Secondo Almalaurea, circa il 30% degli studenti italiani non completa il proprio percorso di laurea, percentuale significativamente più alta rispetto ad altri paesi europei. Le facoltà scientifiche e tecniche registrano i tassi di abbandono più preoccupanti. Scienze matematiche, fisiche e naturali si colloca al primo posto con il 26,6% di studenti che abbandonano, seguita da Farmacia al 23,9% e Agraria al 23,7%. Anche Sociologia (22,6%), Giurisprudenza (21,5%) e Scienze politiche (20,1%) presentano tassi elevati. Le discipline STEM hanno subito una contrazione del 18% nel 2026: sono passate da 33.753 a 27.595 iscritti. Veterinaria registra la diminuzione più significativa con il 22% di studenti in meno. Il comparto medico-sanitario-farmaceutico ha subito una diminuzione del 9%. Ingegneria Industriale e dell’Informazione rappresenta un’eccezione positiva con un aumento dell’8%.

Le cause dell’abbandono universitario

Le ragioni dell’abbandono universitario sono molteplici. I fattori economici ricoprono un ruolo fondamentale: le spese universitarie, incluse tasse, libri, alloggio e necessità quotidiane, rappresentano un ostacolo significativo per molte famiglie italiane.
Un’altra causa rilevante è l’inadeguata preparazione scolastica costituisce un’altra causa rilevante. Gli studenti provenienti da istituti professionali risultano i più delusi: il 17,6% abbandona entro il primo anno, percentuale che sale al 24% dopo tre anni. Anche i diplomati degli istituti tecnici registrano un tasso di abbandono del 10,7% dopo un anno. I liceali mostrano maggiore tenuta, con il 4,8%. Altra ragione importante è rappresentata dalle modalità con cui si sceglie il corso di laurea. Molti studenti si iscrivono a corsi che non rispecchiano le loro reali passioni, influenzati da pressioni familiari. Il tasso di chi vuole abbandonare è più alto tra gli iscritti alle facoltà scientifiche (34,8%) rispetto a quelle umanistico-sociali (34,5%).

Differenze geografiche e soluzioni

Le università del Sud Italia registrano tassi di abbandono più elevati rispetto al Nord, per fattori socio-economici. Uno studente su cinque abbandona per sempre, con il record alle facoltà di Matematica. Negli atenei privati abbandonano invece pochi studenti, circa il 6,5%.

Per contrastare il fenomeno servono interventi mirati. Migliorare l’orientamento scolastico è fondamentale. Programmi di orientamento strutturati forniscono informazioni dettagliate sui corsi. Il tutoraggio e il supporto accademico possono fare la differenza per gli studenti in difficoltà. Non è inoltre da sottovalutare la possibilità di seguire i corsi di laurea online in università riconosciute dal MUR come Unicusano. Avere l’opportunità di seguire le lezioni anche a distanza può diventare un incentivo non solo per iniziare e completare uno dei percorsi di laurea triennale, ma anche per conseguire un master o una laurea magistrale. Ridurre costi e spostamenti è ovviamente di aiuto per chi teme di non riuscire a portare avanti gli studi. Altro aspetto importante è quello di rafforzare il diritto allo studio, promuovendo rette più accessibili, ampliando il numero di borse di studio e potenziano le residenze agevolate per studenti fuori sede. 

Il punto di vista dei giovani sull’università

Per migliorare la percezione del valore dell’università e impostare servizi efficaci, è fondamentale ascoltare la voce dei giovani che stanno pensando al proprio futuro. Dalla prima indagine dell’Osservatorio Iride, nato dalla collaborazione tra Censis e Fondazione Costruiamo il Futuro con l’obiettivo di analizzare il presente e il futuro dell’educazione emerge che il 49,6% degli intervistati considera il diploma il titolo base per trovare lavoro, mentre il 38,1% ritiene che fermarsi alla Maturità non sia più possibile. Il 68,7% degli studenti delle superiori intende tuttavia continuare a studiare, anche se non mancano le preoccupazioni, dovute ainformazioni poco chiare su come scegliere l’università, al contesto socio-economico globale che non fa stare tranquille le giovani generazioni e la situazione economica interna, con un potere di spesa per le famiglie molto preoccupante. Il Paese necessita di un aumento di studenti, ma la tendenza attuale allontana dall’obiettivo europeo del 45% di laureati nella fascia 25-34enni per il 2030. Invertire questa tendenza richiedeimpegno di istituzioni, atenei e famiglie.